Gli intenti del nostro lavoro

"Quello che ci occorre oggi è un diretto coinvolgimento nella vita, una percezione di quel che c'è nell'uomo e di quello che potrebbe esserci. Si dovrebbe chiarire questa differenza del movimento antroposofico rispetto ad altri movimenti: la sua ampiezza di vedute, la mancanza di pregiudizi, la libertà dai dogmi; esso vuole essere semplicemente un metodo di ricerca dell'aspetto universalmente umano e di universali eventi cosmici".

R. Steiner

 

Praticare l’Antroposofia è una questione complessa. Per come la intende Antropos occorrono professionalità e scientificità. Vale a dire che è necessario tenersi in contatto con il movimento antroposofico internazionale e costruire risultati condivisi, conoscenze organiche e coerenti con quanto si sta facendo nel mondo. In questo modo chi frequenta le nostre attività potrà facilmente entrare in contatto con qualsiasi iniziativa o contesto del movimento antroposofico italiano e non, e magari potrà sentire la volontà interiore di partecipare alla Società Antroposofica Universale.

Il nostro percorso, in accordo con gli studi e le considerazioni degli studi più recenti, ci ha portato a riconoscere nell’impulso del Convegno di Natale una via privilegiata ed estremamente attuale per la divulgazione e la pratica dell’Antroposofia. Questo Convegno, con cui Rudolf Steiner rifondò nel 1923-24 la Società Antroposofica, rappresenta un gradino di maturazione rispetto all’azione precedente dello stesso Steiner. E’ proprio lui a dire, dopo il Convegno, “ora che sono giunto in età pensionabile, mi trovo a dover ricominciare da capo; sì, perché considero questo Convegno come un vero e proprio nuovo inizio”.

Rudolf Steiner non si limita ad enunciare questo principio, ma inizia veramente da capo in tutti i campi; nell’ambito della divulgazione riprende le fondamenta della conoscenza antroposofica e le espone in modo nuovo, aperto e moderno, senza alcun riferimento a saperi orientali (come in Teosofia del 1904) o medievali (come ne La scienza occulta del 1910).

Anche se le opere precedenti rimangono validissime e vengono da noi utilizzate nella divulgazione (il nostro catalogo contiene testi dedicati all’approfondimento de La scienza occulta e di Come si conseguono conoscenze dei mondi superiori?, del 1905), abbiamo deciso di accogliere l’indicazione di Steiner scegliendo come canale comunicativo privilegiato - che non significa esclusivo - i lavori sviluppati dopo il Convegno di Natale, e nello specifico:

• la Pietra di Fondazione (una poesia/meditazione elaborata durante il Convegno stesso);
• il testo del 1924 Antroposofia: una sintesi dopo ventun anni (O.O. 234);
• il testo Massime Antroposofiche (O.O. 26).

Abbiamo inoltre riscontrato l’utilità di presentare in maniera diffusa la vita e l’opera di Rudolf Steiner, per far conoscere le sue concrete intenzioni pratiche e le varie fasi di sviluppo del suo pensiero, eliminando apparenti “contraddizioni” della sua opera, che si presentano allo sguardo biografico come tappe di un percorso, ognuna trasformata ed ampliata dalla successiva (questa nostra convinzione ci ha avvicinati nel tempo al lavoro dell'Ita Wegman Institut di Arlesheim). Questo aiuta ancor di più a comprendere la centralità del Convegno di Natale e la sua “preminenza” rispetto a forme o comunicazioni date da Rudolf Steiner prima del Convegno o dei testi citati.
La nostra esperienza in questo approccio è meravigliosa: tramite la Pietra di Fondazione, che è una “poesia” meditativa, alcune persone che non hanno conoscenze di antroposofia riescono in pochi incontri a conquistarsi da sole pensieri che usualmente si incontrano dopo anni di studio.

Ed ancora: il confronto con la Pietra di Fondazione permette al relatore di porsi in un ruolo di “facilitatore”, e non di “docente”, nell’incontro tra il partecipante ed i contenuti stessi. Metodi di questo tipo sono sempre più utilizzati anche al Goetheanum, nell’ambito della Libera Università di Scienza dello Spirito; sono stati al centro degli ultimi convegni internazionali, ed applicati nel lavoro interno delle Sezioni.

Questo metodo di divulgazione presuppone una profonda fiducia nel partecipante e nelle sue capacità, convinti del fatto che “esistono alcune persone che danno aria di sapere molte cose che non si possono dire a chi 'non è ancora preparato'. Su chiacchiere del genere aleggia un che di futile”. Sono parole di Rudolf Steiner, contenute nelle indicazioni ai Soci che seguirono il Convegno di Natale. Nel 1924 Steiner afferma “nulla di ciò che è conoscenza iniziatica ha bisogno di essere nascosto, tutto può essere divulgato a chiunque sia privo di preconcetti, a patto che sia esposto in chiara forma di pensiero”. Questo spirito è profondamente presente nel metodo dell’O.O. 234, in cui si conquistano partendo dall’esperienza comune tutte le conoscenze fondamentali sull’uomo, esponendo in un’unica prospettiva connessioni e rapporti che presupporrebbero lo studio “incrociato” di numerosi libri. La maturità dello Steiner del 1924 gli permette di rendere accessibile contemporaneamente quel che prima era stato dilazionato in anni di lavoro. E tutto è perfettamente comprensibile!

 

In conclusione: crediamo che il Convegno di Natale ci insegni che l’antroposofia non è qualcosa che si studia, ma qualcosa che si fa. Rudolf Steiner stesso indica negli ultimi mesi della sua vita: "Si tratta ora di 'fare' antroposofia". E per poterla fare non possiamo passare vent’anni nello studio astenendoci da qualsiasi iniziativa, anche se ovviamente dobbiamo sempre continuare a studiare ed approfondire. Ma la necessità di approfondimento successivo non esclude la possibilità di dipingere da subito un panorama dell’intero orizzonte.

Rudolf Steiner, di fronte ad un ricco numero di nuovi Soci volitivi ma poco preparati, elaborò dal Convegno di Natale in poi un modo sintetico ma completo, ed addirittura più profondo del precedente, di apprendere nella mente e nel cuore l’Antroposofia. Dopo il Convegno si parla di un’antroposofia del cuore, di un ascolto dei cuori; la collaboratrice Ita Wegman afferma che il nuovo inizio di cui Steiner parlava apriva l’epoca dell’antroposofia come questione dei cuori. Questo non significa che da scienza è diventata sentimentalismo, ma che “ci sta a cuore”, che è parte di noi, e quindi le sue conoscenze possono essere colte in un unico sguardo, con una completa e profonda visione d’insieme, che diviene immediatamente stimolo all’azione. Con parole di Steiner: “L’Antroposofia non vuole soltanto trasmettere conoscenze, vuole risvegliare vita”. Se studio una verità che non muove in me voglia di fare, è solo conoscenza.

Questo percorso è delicato: se non lo percorriamo in solitaria e di testa nostra, ma seguendo con grande senso di responsabilità le linee guida contenute nelle indicazioni più mature di Rudolf Steiner e dei suoi successori, mantenendo un confronto vivente con le iniziative di tutto il mondo, possiamo tentare di percorrere la vita antroposofica proseguendo dal Convegno di Natale.

 

PERCHE’ INSISTIAMO SULLE BASI?

Come avete potuto leggere in questo sito, Antropos è una realtà di “consulenza e sostegno”. Cosa significa? Significa che, com’è nello spirito antroposofico, non si pone nel ruolo di un maestro che segue dei discepoli, ma in quello di un accompagnatore, che aiuta a conquistare la capacità di muoversi nell’approfondimento della vasta opera di Rudolf Steiner e degli altri ricercatori di scienza dello spirito, e nella pratica di iniziative ispirate dall'antroposofia e ad essa collegate; contemporaneamente, consiglia sulla base dell’esperienza soluzioni pratiche immediate. Si lavora quindi a lungo termine, ma anche sostenendo le necessità urgenti.

Come ogni sapere scientifico, anche l’antroposofia non va “imparata a memoria”, ma compresa. Ed il luogo migliore per iniziare sono gli elementi fondamentali. Se le conoscenze di base che l’antroposofia ci propone sono da noi ben interiorizzate, e soprattutto se riusciamo a conquistarle tramite un lavoro di pensiero chiaro e consequenziale, convincendoci della loro realtà per forza del nostro stesso pensare, allora tutto il resto scorrerà naturalmente, come conseguenza sempre più fine ed attenta.

Vogliamo raggiungere la libertà di confrontarci con un testo, con un relatore, imparando da lui in armonia con la nostra elaborazione ed il nostro percorso interiore. Se invece apprendiamo gli elementi fondamentali (la struttura dell’uomo, l’evoluzione del mondo, eccetera) come delle “rivelazioni” da mandare a memoria, allora saremo sempre dipendenti da un ennesimo libro, da un ennesimo relatore, per muovere anche il più piccolo passo avanti; oppure, il che è peggio, trarremo conclusioni sbagliate da incerti presupposti.

Una delle più grandi soddisfazioni dello studioso che intende come scientifico il suo procedere, è invece quella di trarre delle conclusioni dalle conoscenze e dalle esperienze, e trovarle confermate poi dalla lettura di un testo dello Steiner o di un altro autore scientifico-spirituale, o sentire che qualcun altro nel mondo, nell’ambito del movimento antroposofico, ha proposto le nostre stesse iniziative. Se si lavora bene, questo accade più spesso di quanto possiamo pensare, e ci conferma che stiamo lavorando nell’appartenenza ad un progetto condiviso che non agisce per noi, ma per l’oggettivo progresso dell’umanità.

Insomma, il nostro intento è quello di non farvi “credere” a Steiner (o a chi per lui, o a noi), ma di farvi condividere e seguire le sue ricerche, di farvi sperimentare processi ed iniziative, arti e discipline antroposofiche. Questo tipo di adesione cosciente e partecipata è proprio quella che Rudolf Steiner ha sempre chiesto agli antroposofi (si veda la sua chiara esposizione nel capitolo primo de La scienza occulta).

 

IL NOSTRO METODO DI LAVORO

Antropos lavora in vari modi, e tara l’intervento necessario sulle richieste del fruitore. Ciononostante, possiamo indicare alcuni principi che normalmente si rivelano utili nell’impostazione del lavoro divulgativo (dovremmo parlare diversamente per consulenze mirate o gruppi stabili).

corsi intensivi: spesso è più efficace lavorare in modo diradato ma intensivo, ad esempio con due-tre fine settimana pieni, separati tra loro da tre-quattro mesi di pausa; in questo modo attuiamo una sorta di insegnamento “ad epoche” offrendo la possibilità, tra un corso e l’altro, di rielaborare autonomamente i contenuti, e di approfondirli dopo averli ben maturati; nelle pause di un tale percorso consigliamo lo studio di alcuni testi, che faranno da bagaglio comune al rincontrarsi;

esperienza delle arti: durante un lavoro intensivo è difficile mantenere l’argomento “vivo” soltanto con una parte conoscitiva. Inseriamo quindi nei nostri seminari arti plastiche e figurative (pittura, modellaggio dell’argilla, osservazione condivisa di pitture) oppure musicali (canto corale, guida all’ascolto di musica classica), o semplici esperienze di euritmia, a seconda del contesto, del tema del lavoro e delle possibilità. Un’altra esperienza artistica è la lettura dei versetti meditativi di Rudolf Steiner (come quelli del Calendario dell’Anima), che ci consente di accostarci in un’atmosfera non intellettuale, ma di percezione ed approfondimento, a contenuti di grande profondità offerti in forma poetica.

Infine, Antropos organizza regolarmente seminari di lavoro condiviso al Goetheanum di Dornach (nei pressi di Basilea, Svizzera), centro mondiale delle attività antroposofiche. Questo progetto ha tre scopi principali:

far incontrare membri dei vari gruppi che seguiamo, creando un contatto tra realtà dai comuni interessi, che possono collaborare e sostenersi a vicenda;

far conoscere a chi frequenta il corso la Società Antroposofica, ed offrire un momento di confronto concreto con questa realtà, creando e coltivando un proprio rapporto personale con il Goetheanum;

sperimentare l’atmosfera dell’antroposofia quando essa diviene pratica condivisa di vita, ricordandoci che questo è il suo fine, ed aiutandoci a trovare il coraggio e l’entusiasmo per portarla fuori dai libri, verso la vita del nostro tempo;

 

Se tutto quello che avete letto fin qui vi ha convinto, allora…

non resta che incontrarci!